Un giorno una parola

Meditazione del 12 aprile 2024

Io stabilirò il mio patto con te e tu conoscerai che io sono il Signore (Ez. 16,62)

Il testo del libro di Ezechiele annuncia il patto che il Signore si appresta a stabilire ed è inserito in un contesto che parla di una prima alleanza tra Dio e Gerusalemme descritta in termini sponsali, del tradimento di questa alleanza da parte di Gerusalemme e della resistenza fedele di Dio che vuole, nonostante l’infedeltà, ristabilire il suo patto. E siccome è il Signore, risponde al tradimento con un amore ancora maggiore.

Il termine “patto” che dalla Bibbia si è diffuso fin nella teoria politica universale richiede che i contraenti si accordino per conseguire un obiettivo comune. È un accordo tra uguali, in orizzontale, che non prevede un sovrano assoluto, il quale non avrebbe bisogno di patti con i sottoposti per ottenere la loro obbedienza. È quindi importante notare che quando Dio stabilisce un patto con noi richiede la nostra approvazione e mostra da parte sua l’abbandono della sovranità assoluta. Come dice un teologo puritano all’inizio del Seicento, Dio vincola sé stesso, accetta di essere meno libero entrando in uguaglianza con noi.

Questo aspetto “giuridico” e istituzionale potrebbe sembrare formale, esteriore e “freddo” a credenti più inclini a un rapporto intimo con il Signore, da cercare quindi dentro la propria anima, nella sua profonda interiorità. Solo che questo cammino mistico e interiore rischia di essere più intenso che profondo. È infatti possibile che scavando dentro di noi troviamo la nostra anima, ma non un volto diverso da noi. Per realizzare un incontro con Dio (ma anche per approssimarci agli altri e vivere con loro) dobbiamo anche uscire da noi stessi e accettare, oltre le leggi del nostro cuore, le regole e i vincoli di un patto. La profondità di questi vincoli, con la sua disciplina e la sua apertura all’ascolto, è più profonda e larga dei silenzi intensi della nostra intimità.

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