Lacrime da stress decisionale

di DARIO GARAU

Nella Bibbia si piange, e molto. Piangono Adamo ed Eva dopo aver tradito la fiducia di Dio in

Genesi così come ce li raffigura il Masaccio. Piange Davide per i suoi figli: per il neonato

gravemente malato (2Samuele 12, 21 e ss.) e per Assalonne, figlio ribelle ucciso in battaglia

(2Samuele 19, 1-2). Ci fa piangere ripetutamente il salmista ogni volta che apriamo il salterio.

Piange e si commuove Gesù per l’amico Lazzaro ma forse questo sarà argomento di un altro

sermone che terrò in futuro, nel lungo periodo di assenza pastorale.

Il pianto è la nostra prima voce: il neonato comunica al mondo intero la sua presenza fra di noi.

Con il suo pianto che, se non presente, ci preoccupa e viene stimolato dalla ostetrica.

Il pianto è una condizione che ci accompagna per tutta la vita e nessuno o quasi ne è esente.

Dio accoglie le ns lacrime e le ns preghiere, le lacrime di un intero popolo.

Non c’è persona che non sia toccata da un lutto di un familiare, di un amico, di un vicino di casa, di un fratello o di una sorella di chiesa. Tutti dentro la medesima condivisione: “piangete con quelli che sono nel pianto” (Romani 12, 15)

Come possiamo non piangere oggi davanti alle ingiustizie sociali che si allargano, davanti alle guerre che si avvicinano sempre di più alla nostra “sana opulenza del mondo occidentale”, alla crisi identitaria dei nostri giovani, alle malattie. Alle pandemie che ci colpiscono globalmente, al rischio di essere gestiti nella ns vita da intelligenze più o meno artificiali in maniera più o meno completa?

Dice l’autrice del romanzo I Libri di Jakub: una lacrima umana è una minuscola parte del

ruscello che si getta nel fiumiciattolo e poi il fiumiciattolo in un fiume più grande e così via

finché la grande corrente di un fiume immenso sfocia nel mare e si scioglie all’orizzonte.

Apriamo la Bibbia e scopriamo che è un lungo fiume di lacrime. Non è possibile riportarle tutte

ma rimando solo a qualche personaggio, ai suoi tormenti, alla sua invocazione.

Nel NT piange la vedova di Nain per il suo unico figlio, fino a commuovere Gesù che ferma il

corteo funebre (Luca 7.13). La gente piange e urla per la morte della figlia di Giairo e poi irride

Gesù che invece la ridà sana a suo padre (Marco 5. 37-40).

Ma possiamo vedere il momento del PIANTO da una altra angolazione che molto si avvicina a

quello della lettura del libro del Viaggio di Jakub che precedentemente vi ho presentato. Se

analizziamo che:

  1. Gesù piange davanti ad una Gerusalemme che non lo sa accogliere (Luca 19.41)

Piange Gesù perché hanno ragione coloro che inneggiavano a lui nella Domenica delle Palme, oppure coloro che volevano libero Barabba?

  1. Piangono le sorelle e gli amici di Lazzaro (Giovanni 11.33 e ss.)

Piangono perché, donne e uomini di poca fede, devono scegliere di credere nel miracolo della resurrezione che Gesù può mettere in opera in qualunque momento, anche tre giorni dopo la morte di Lazzaro. Oppure devono lasciarsi andare alla realtà della vita, e della morte anche se Gesù sta arrivando per operare un qualcosa di fantastico dedicato al suo caro amico fraterno.

  1. Gesù pure si commuove per l’amico Lazzaro e versa lacrime (Giovanni 33.33-35)
  2. Gesù invita le donne a piangere non su di lui ma su loro stesse e sui loro figli (Luca 23.28)

Le donne piangono perché capiscono in quel momento la entità del Compito del messia e quello che intorno accade? Hanno almeno un poco la capacità di capire che si trovano in un momento centrale della storia umana, quando Dio si fa uno ed una di loro per la nostra salvezza?

  1. Pietro dopo il rinnegamento- lo abbiamo letto nelle meditazioni del Venerdì Santo- piange amaramente perché corroso dal rimorso (Marco 14.72)

Piange perché è lacerato dalla domanda se scegliere di salvare fisicamente la sua persona o se accettare la salvezza eterna che Gesù gli aveva promesso durante il periodo trascorso insieme.

  1. Anche Maria di Magdala piange il mattino di Pasqua ed è rincuorata dal Risorto

Donna perché piangi? Chi cerchi?” (Giovanni 20.15)

Piange perché si trova nel dilemma se credere di essere davanti ad un lugubre scherzo di qualcuno che ha trafugato il corpo del Nazareno oppure davanti all’avverarsi di quello che Gesù aveva detto alle donne ed ai suoi seguaci ripetutamente.

Se facciamo di questi brani del NT una lettura che tenga conto del fatto che il pianto può

essere la risposta ad una lacerante domanda a cui obbligatoriamente questi personaggi

devono rispondere (e noi con loro) allora possiamo inquadrare il loro pianto nella stessa

stressante misura in cui la bimba vive il dramma lacerante della scelta di una delle due

bellissime bambole a sua disposizione (Olga Tokarczuk, I Libri di Jakub pag. 443

Romanzo Bompiani). La bimba cerca col suo implorante sguardo verso la mamma un

aiuto che peraltro non riceve; siamo anche noi disposti a cercare in Gesù Cristo questo

aiuto? Siamo disposti al salto nel vuoto che ci chiede la fede, all’abbandono totale del nostro

IO per darci completamente nelle mani del Signore? Già queste domande indurrebbero

ad un pianto accorato perché ci potrebbero portare angoscia, quella angoscia che viene

quando ci sentiamo soli senza il Cristo.

E ci vengono in mente le parole di Gesù: “Beati quelli che sono nel pianto perché

saranno consolati (Matteo 5.4). Beati ….è il Vangelo. Come anche la scorsa domenica

abbiamo ascoltato. È l’essenza del Vangelo cristiano. Ma nel frattempo i nostri occhi si

consumano nel pianto: sono troppi i nostri malati, i nostri morti, le nostre impotenze

E le lacrime si mescolano con quelle per i ns peccati, per le ingiustizie e le prevaricazioni

che subiscono i poveri, gli scartati, gli emarginati. Quelli che i Vangeli chiamano beati

insomma.

Come Giovanni nell’Apocalisse possiamo piangere molto. C’è il rischio del sentirsi

delusi, disperati. Perché? Fino a quando? Fino a quando questo dolore?

Ci ostiniamo a credere e chiediamo anche noi la luce della parola di Dio, quella che

rivela, che asciuga le lacrime, che riaccende la speranza. Chiediamo che ci venga

incontro per consolarci, chiediamo di incontrare qualcuno che ci accompagni e ci inviti a

guardare al signore Gesù.

Noi piangiamo molto ma poi se guardiamo a Gesù, se insistiamo nel guardare al suo

dolore, alla sua croce, se lo sappiamo partecipe delle ns afflizioni allora la consolazione

diventa realtà.

Nei giorni del lutto e del pianto, dello stress delle difficili decisioni, siamo tutti mortificati

(più vicini alla morte che alla vita) ci sentiamo tutti deboli, ma sappiamo di avere una

missione: portare insieme il peso di questi giorni e aiutarci a guardare al Signore che

viene. Al Risorto che viene.

E imploriamo: Vieni Signore Gesù, vieni se non a risolvere i nostri dubbi almeno ad

aiutare a metterli a fuoco per ragionarci sopra.

Noi crediamo che il Signore Gesù sa cambiare il pianto in gioia. Noi cerchiamo di

credere… siamo ostinati anche nel passaggio per la valle del pianto

e con il salmista diremo:

Passando per la valle del pianto, la cambia in una sorgente, anche la prima pioggia

l’ammanta di benedizioni.

Alla sera è ospite il pianto e al mattino la gioia

Io piango lacrime di tristezza, fammi rialzare secondo la tua parola

AMEN

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