La pecora smarrita

di STEFANO MELONI

Letture e meditazione  del culto di domenica 28 aprile 2024

Letture bibliche

La storia di Agar, prima moglie di Abramo

Parabola della pecora smarrita

La storia di Agar, prima moglie di Abramo (Genesi 12-17). Una parafrasi.

Prologo

Abramo prende per moglie Sarai e parte da Ur dei caldei (nell’attuale Iraq) per andare a Canaan (oggi Israele). Un lungo viaggio guidato dalla promessa che il Signore fece ad Abramo (Gn 12:1-3)

Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; 2 io farò di te una grande nazione, …  e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra»

Promesse rinnovate

Dopo varie vicissitudini e peripezie, le promesse fatte ad Abramo furono rinnovate:

1 «Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima». 2 Abramo disse: «Dio, SIGNORE, che mi darai? Poiché io me ne vado senza figli… Ma il Signore disse: … colui che nascerà da te sarà tuo erede». 5 Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare». E soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».

 

Agar. Disprezzo di Sarai e Abramo

Gen 16 – 1 Or Sarai, moglie di Abramo, non gli aveva dato figli. Aveva una serva egiziana di nome Agar. 2 Sarai disse ad Abramo: «Ecco, il SIGNORE mi ha fatta sterile; ti prego, va’ dalla mia serva; forse avrò figli da lei». E Abramo diede ascolto alla voce di Sarai. 3 Così, dopo dieci anni di residenza di Abramo nel paese di Canaan, Sarai, moglie di Abramo, prese la sua serva Agar, l’Egiziana, e la diede per moglie ad Abramo suo marito.
4 Egli andò da Agar, che rimase incinta; e quando si accorse di essere incinta, guardò la sua padrona con disprezzo. 5 Sarai disse ad Abramo: «L’offesa fatta a me ricada su di te! Io ti ho dato la mia serva in seno e, da quando si è accorta d’essere incinta, mi guarda con disprezzo.». 6 Abramo rispose a Sarai: «Ecco, la tua serva è in tuo potere; falle ciò che vuoi». Sarai la trattò duramente e quella se ne fuggì da lei.

Agar nel deserto – nascita di Ismaele

7 L’angelo del SIGNORE la trovò presso una sorgente d’acqua, nel deserto, … e le disse: «Agar, da dove vieni e dove vai?» Lei rispose: «Fuggo dalla presenza di Sarai mia padrona». 9 L’angelo del SIGNORE le disse: «Torna dalla tua padrona e umiliati sotto la sua mano».  E soggiunse: «Io moltiplicherò grandemente la tua discendenza e non la si potrà contare, tanto sarà numerosa». 11 L’angelo del SIGNORE le disse ancora: «Ecco, tu sei incinta e partorirai un figlio a cui metterai il nome di Ismaele, perché il SIGNORE ti ha udita nella tua afflizione (Ismaele significa Dio ascolta)

15 Agar partorì un figlio ad Abramo e gli mise il nome d’Ismaele. 16 Abramo aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.

Dio fa un patto con Abramo

1 Quando Abramo ebbe novantanove anni, il SIGNORE gli apparve e gli disse: «ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; 5 e per questo non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo (che appunto significa padre di una moltitudine).

15 Dio disse ad Abraamo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai; il suo nome sarà, invece, Sara. 16 Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei». 17 Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo: «Nascerà un figlio a un uomo di cent’anni? E Sara partorirà ora che ha novant’anni?» 18 Abraamo disse a Dio: «Oh, possa almeno Ismaele vivere davanti a te!» 19 Dio rispose: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui. 20 Quanto a Ismaele, io ti ho esaudito. Ecco, io l’ho benedetto e farò in modo che si moltiplichi e si accresca straordinariamente. Egli genererà dodici prìncipi e io farò di lui una grande nazione. 21 Ma stabilirò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questa stagione il prossimo anno».

Conferma della nascita d’Isacco

11 Abraamo e Sara erano vecchi, ben avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne. 12 Sara rise dentro di sé, dicendo: «Vecchia come sono, dovrei avere tali piaceri? Anche il mio signore è vecchio!» 13 Il SIGNORE disse ad Abraamo: «Perché mai ha riso Sara, dicendo: “Partorirei io per davvero, vecchia come sono?” 14 Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il SIGNORE? Al tempo fissato, l’anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio».

Nascita d’Isacco

Così fu, e nacque Isacco quando Abraamo aveva cent’anni (Isacco = egli ride-sorride)

6 Sara disse: «Dio mi ha dato di che ridere; chiunque l’udrà riderà con me». 7 E aggiunse: «Chi avrebbe mai detto ad Abraamo che Sara avrebbe allattato figli? Eppure, io gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia».

Agar nel deserto

9 Sara vide che il figlio partorito ad Abraamo da Agar, l’Egiziana, rideva; 10 allora disse ad Abraamo: «Caccia via questa serva e suo figlio; perché il figlio di questa serva non dev’essere erede con mio figlio, con Isacco». 11 La cosa dispiacque moltissimo ad Abraamo a motivo di suo figlio. 12 Ma Dio disse ad Abraamo: «Non addolorarti per il ragazzo, né per la tua serva; acconsenti a tutto quello che Sara ti dirà, perché da Isacco uscirà la discendenza che porterà il tuo nome. 13 Anche del figlio di questa serva io farò una nazione, perché appartiene alla tua discendenza».

14 Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, prese del pane e un otre d’acqua e li diede ad Agar, mettendoglieli sulle spalle con il bambino, e la mandò via. Lei se ne andò e vagava per il deserto di Beer-Sceba. 15 Quando l’acqua dell’otre finì, lei mise il bambino sotto un arboscello. 16 E andò a sedersi di fronte, a distanza di un tiro d’arco, perché diceva: «Che io non veda morire il bambino!» E seduta così di fronte, alzò la voce e pianse. 17 Dio udì la voce del ragazzo e l’angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: «Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del ragazzo là dov’è. 18 Àlzati, prendi il ragazzo e tienilo per mano, perché io farò di lui una grande nazione». 19 Dio le aprì gli occhi ed ella vide un pozzo d’acqua e andò, riempì d’acqua l’otre e diede da bere al ragazzo. 20 Dio fu con il ragazzo; egli crebbe, abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco. 21 Egli si stabilì nel deserto di Paran e sua madre gli prese per moglie una donna del paese d’Egitto.

Paran regione desertica, probabilmente situata nella parte nord-orientale della Penisola del Sinai ai confini con la Palestina meridionale. In Numeri 10 è indicata come la regione nella quale il popolo di Israele, guidato da Mosè, soggiornò 38 anni prima di giungere nella terra promessa.

La pecora smarrita (Luca 15)
1 Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo. 2 Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
3 Ed egli disse loro questa parabola: 4 «Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? 5 E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; 6 e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. 7 Vi dico che, allo stesso modo, ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.

Predicazione

  1. Qualche cenno esegetico

Una pecora smarrita, forse perduta. Una ricerca insistente e l’allegrezza del ritrovamento.

Un solo peccatore che si ravvede genera più gioia di 99 giusti.

È una parabola che ci racconta di un regno dei cieli dove anche l’ultimo, colei che si perde, chi è isolato o ai margini, è cercato con insistenza fino al ritrovamento.

È un messaggio forte e chiaro: non tutto è perduto. Per nessuno.

  1. Attualizzazione – A SCUOLA

Ho usato questa parabola, sembrerà strano, in un corso di formazione per nuovi insegnanti.

L’ho usata come esempio e modello per una scuola inclusiva e accogliente.

Una scuola che combatte la dispersione scolastica.

Il mio messaggio era chiaro: “Caro insegnante, quel ragazzo, quella studentessa, quel bambino, in fondo alla classe, a disagio, troppo silenzioso, in ritardo negli apprendimenti, magari con una famiglia disastrata o in contesti urbani degradati, quel bambino che tecnicamente si potrebbe definire “un soggetto a rischio di dispersione”, è il tuo obiettivo formativo primario.

Lui, lei devi salvare dalla sconfitta del sistema di istruzione. Lui, lei, devi sostenere con tutte le tue forze perché cresca avendo una reale opportunità educativa”.

Sapete, la cosa più scioccante nel nostro sistema scolastico è che il divario negli apprendimenti tra chi è “bravo” e chi è “scarso”, agli inizi della Scuola Primaria, in prima elementare, non solo NON DIMINUISCE, MA CRESCE in quinta elementare. I perduti, gli svantaggiati, i più deboli, le pecorelle smarrite, restano tali. Nella quasi totalità dei casi, a scuola, il pastore non ritrova alcuna pecora perduta.

Non c’è cura, non c’è abbastanza attenzione, anche poca professionalità per casi limite, è insufficiente lo sguardo verso chi è ai margini, chi è lontano dalle relazioni, dal benessere, dalle pari opportunità.

Altro che pastore e pecora della nostra storia. Quanto siamo lontani da quella bellissima parabola.

  1. Attualizzazione: LE NOSTRE COMUNITA’

Facendo un parallelo con le nostre piccole comunità, realtà come la nostra, ecco, cosa ci dice questa storia del Vangelo di Luca? Quante sorelle e quanti fratelli sono, per qualsivoglia motivo, marginali ed esclusi nelle nostre comunità? O semplicemente non visti e non considerati? Cosa pensano? Come vivono? Forse vorrebbero essere più partecipi.

Secondo un appunto scritto dal past. Paolo Spanu (in un corso di formazione dei quadri non pastorali dell’Unione battista di 40 anni fa), la koinonia (la comunione) sembra essere la caratteristica distintiva dei discepoli di Cristo, e costituisce l’attrattiva più forte del cristianesimo.

La Chiesa, spazio di comunione fraterna, la chiesa che include, che è attenta ai bisogni di ciascuno, che “vede” il disagio e la potenziale esclusione di fratelli, sorelle e amici che si avvicinano, di questa chiesa sì varrebbe la pena di fare parte.

Ogni persona, infatti, manifesta un bisogno di comunione, di koinonia.

Come sarebbe importante che la chiesa potesse “vedere” i fratelli e le sorelle, e dire loro: non sei esclusa, la tua partecipazione e la tua opinione contano. Non stai ai margini della nostra relazione fraterna e comunitaria. Non è forse questo ciò che chiamiamo cura pastorale?

Riuscire a vedere i fratelli e le sorelle, gli esseri umani tutti, oltre l’apparenza, oltre le differenze razziali, di genere, religiose, politiche e ideologiche. Cogliere l’essenza, la natura interiore, lo spirito di chi abbiamo davanti.

Nella nostra piccola comunità, significa cercare coloro che sono lontani dalla assemblea comunitaria perché magari non sentono di parteciparvi, riconoscere i loro talenti e le loro capacità e chiamarli a lavorare per il Signore, sapendo rivolgere loro una vocazione perché ogni contributo è importante e fondamentale e a ciascuno di noi è stato dato qualche dono da mettere a frutto.

La koinonia che include, la comunione che accoglie, non lasciano che si perda alcuna pecorella.

Come facciamo a diventare quel pastore che si arma di coraggio, di determinazione, di insistenza, e va a trovare la pecora perduta?

C’è un episodio biblico che rafforza questo ragionamento, quello di Agar, che abbiamo ascoltato prima.

Il racconto mette in luce due temi principali.

  • In primo luogo, Sara, che non ha creduto alla promessa di Dio di darle un figlio, ha cercato di arrangiarsi per procurarsene uno adottivo secondo le consuetudini del tempo, e si trova davanti a un grave problema. Agar, infatti, non accetta di essere considerata solo una madre surrogata per conto di altri e Ismaele non accetta di non essere considerato il vero primogenito di Abramo. Deve intervenire l’angelo del Signore per allontanare Agar e simultaneamente assicurare la sorte di Ismaele e dei suoi discendenti. Il racconto, scritto presumibilmente al tempo dell’esilio babilonese – secoli dopo i fatti di Abramo, intende attestare, tramite la discendenza di Ismaele, la realizzazione della profezia secondo cui Abramo sarebbe diventato “padre di una moltitudine di nazioni” (Gen 17,4), spiegando in questo modo la stretta somiglianza linguistica e in parte culturale esistente fra ebrei e arabi. Dai dodici figli di Ismaele (Gn 25,12-16), infatti, proverrebbero le tribù arabe che abitavano il deserto a Est della Palestina, citate in diversi testi biblici e da Isacco (con il figlio Giacobbe e le 12 tribù) la discendenza del popolo ebraico.
  • In secondo luogo, il racconto sottolinea l’attenzione di Dio per gli individui che la mentalità corrente considera inferiori. Ecco l’aggancio alla parabola della pecora perduta.

Agar è donna, è schiava, è egiziana cioè straniera. Sara e Abramo ne parlano solo come “la schiava”, “quella lì”, senza nemmeno riconoscerle la dignità di chiamarla per nome. Per Sara Agar è solo lo strumento, appunto, di una maternità surrogata. Dio, invece, vede l’afflizione di Agar senza che lei abbia bisogno di esprimerla. Dio ascolta quando certe situazioni gridano verso il cielo (pensiamo al racconto della liberazione dalla schiavitù egiziana del popolo ebraico) e chiama Agar sempre per nome. Agar, inoltre, è la prima donna in tutta la Bibbia alla quale compare l’angelo del Signore e per annunciarle la maternità e il destino del figlio, di cui stabilisce anche il nome (e il nome “Ismaele” significa proprio “Dio ascolta”).

Che dire, in conclusione di questa riflessione?

Nei luoghi più differenti, nella vita quotidiana, a scuola, al lavoro, tra gli amici, in chiesa, siamo invitati a farci prossimo degli altri, a vederli per ciò che sono, a costruire una relazione, una connessione, un rapporto rispettoso e non giudicante, siamo chiamati a chiamarli per nome.

Il Signore Iddio, è descritto come Colui che “vede” le afflizioni, si approssima, e si fa carico della soluzione al disagio, alla sofferenza, alla domanda di liberazione dai mali che ci affliggono e dà dignità.

Il pastore “vede” l’emarginazione, la solitudine, il perdersi della pecorella smarrita e la cerca fino a trovarla, a recuperarla alla comunione con i suoi simili.

Il regno di Dio è fatto così: della ricerca inesausta di chi è debole, emarginato, solo, e deve essere recuperato a una vita di relazione, di dignità e di libertà personale.

Amen



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