Guarire per…fare cosa?

di ELIA PIOVANO

1 Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
2 Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c’è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici. 3 Sotto questi portici giaceva un gran numero d’infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici[, i quali aspettavano l’agitarsi dell’acqua; 4 perché un angelo, in determinati momenti, scendeva nella vasca e agitava l’acqua; e il primo che vi scendeva dopo che l’acqua era stata agitata, era guarito di qualunque malattia fosse colpito].
5 Là c’era un uomo che da trentotto anni era infermo. 6 Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?» 7 L’infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l’acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». 9 In quell’istante quell’uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.
10 Quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all’uomo guarito: «È sabato, e non ti è permesso portare il tuo lettuccio». 11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi il tuo lettuccio e cammina”». 12 Essi gli domandarono: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi il tuo lettuccio e cammina?”» 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, perché in quel luogo c’era molta gente. 14 Più tardi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: «Ecco, tu sei guarito; non peccare più, ché non ti accada di peggio». 15 L’uomo se ne andò, e disse ai Giudei che colui che l’aveva guarito era Gesù. 16 Per questo i Giudei perseguitavano Gesù; perché faceva queste cose di sabato.
Giovanni 5, 1:16

Il racconto del miracolo che abbiamo letto fa parte di quei miracoli chiamati di trasgressione perché Gesù li ha fatti nel giorno di Sabato.

Nell’evangelo di GV. per ben tre volte Gesù guarisce di Sabato, infrangendo così uno dei 10 comandamenti che Mosè aveva dato al popolo di Israele.

L’uomo era malato da 38 anni, una vita potremmo dire, che fretta c’era? Gesù avrebbe potuto guarirlo il giorno dopo, non avrebbe fatto differenza, inoltre, aspettando un giorno in più non avrebbe infranto la legge del Sabato e non si sarebbe attirato l’odio dei Capi sacerdoti, dei Farisei e degli Scribi.

Perché Gesù si comporta in questo modo?

Gesù voleva abolire il Sabato?

No di certo.

Il Sabato è il giorno consacrato dall’Eterno, dedicato al riposo, all’ascolto della parola di Dio, è un giorno di gioia e di lode al Signore. Dopo aver lavorato sei giorni finalmente ecco il giorno del riposo in cui ci ricordiamo del Creatore che ci ha dato la vita.
Gesù non voleva abolire il Sabato, ma così come era diventato non aveva più senso, era snaturato, non era più un giorno lieto, di festa e di riconoscenza, era diventato un giorno di divieti, di regole, in altre parole il Sabato vissuto in questo modo aveva perso il suo significato autentico, originale.

Chissà cosa direbbe Gesù del nostro modo di santificare il giorno del riposo, per molti la domenica è diventato il giorno delle gite, chiusi in macchina per ore, incolonnati per chilometri, non è certo così che ci si riposa e si santifica il giorno del Signore.

Gesù, quindi, infrange il giorno del riposo, non perché vuole abolirlo ma perché così come veniva vissuto non aveva più senso!

Nei pressi di Gerusalemme c’era una piscina naturale, gli archeologi hanno recentemente portato alla luce i 5 portici di cui parla il testo che abbiamo appena letto.

Questo ritrovamento ci fa piacere, è una conferma e se vogliamo anche una rivincita verso gli scettici, abbiamo la prova che Bethesda è realmente esistita, ma noi non siamo qui perché abbiamo le prove ma perché crediamo che Gesù Cristo è il nostro salvatore.

La piscina aveva una particolarità: l’acqua arrivava ad intermittenza – in questo fenomeno non c’è nulla di magico, oggi lo possiamo spiegare con il concetto di pressione, ma questo fenomeno aveva reso Bethesda un luogo di attrazione, non tanto per i turisti, quanto per le persone malate

Proviamo ad immaginarci il posto: un cortile con al centro una vasca e intorno 5 portici per ripararsi dal caldo.

Sotto i portici molte persone: ciechi, zoppi, paralitici e amici e parenti che li avevano accompagnati.

Tutti lì ad aspettare il getto d’acqua ritenuto miracoloso…

Il primo che vi scendeva (nella piscina) dopo che l’acqua era stata agitata era guarito da qualunque malattia fosse colpito (4)

Bethesda significa “casa della misericordia”, ma davvero c’era misericordia in quel luogo?

Il primo che vi scendeva era guarito…

Non appena si sentiva il gorgoglio dell’acqua, gli amici e i parenti prendevano il malato e correvano verso la vasca per essere i primi… una competizione, una vera lotta fatta di spinte, gomitate… e chissà cos’altro.

Malati contro malati

Nel pieno di un’atmosfera religiosa regnava non l’amore verso il prossimo ma la legge del più forte, una religione senza amore, una religione senza Cristo.

Bethesda, non è il luogo della misericordia!

Non possiamo non fare il parallelo con altri luoghi simili, possiamo fare un nome per tutti: Lourdes.

La piscina di Bethesda è un luogo dove si polarizza l’energia religiosa, questa energia esiste e da anche dei risultati: quando le persone sono fortemente commosse e convinte, può capitare che buttandosi in una vasca – ritenuta miracolosa – qualcosa accada veramente.

Per noi protestanti, che abbiamo una cultura riformata, guardiamo a questi fatti con un po’ di distacco, per noi sono fenomeni come tanti altri.

Sia che si parli di Bethesda o di Lourdes o di altri luoghi simili, questa energia è un fatto umano, una nostra invenzione, un nostro bisogno e quindi non ha alcun rapporto con Dio.

Sotto i portici di Bethesda c’è un umo malato da 38 anni, praticamente tutta la vita, una vita fatta di stenti, di umiliazioni, di dipendenza dagli altri/e eppure Gesù gli va incontro e lo tratta da uomo libero, lo tratta come un uomo che può autonomamente decidere della propria vita.

Vuoi guarire?

Tu che sei ammalato da 38 anni e che ormai sei rassegnato a considerare la malattia e il tuo dolore come una condizione normale, vuoi essere veramente guarito?

In altre parole, sei e siamo capaci di considerare le sofferenze, l’emarginazione, la solitudine, l’ingiustizia come fatti ai quali NON ci si deve rassegnare e che dobbiamo contrastare?

La domanda di Gesù può a prima vista apparire scontata e forse anche un po’ banale… certo che l’uomo vuole guarire, è a Bethesda.

Ma Gesù non è affatto banale,

Gesù ci chiede di riflettere sulla nostra vita, di ripensare a come ci rapportiamo con gli altri e le altre, perché anche noi siamo paralizzati come quell’uomo: paralizzati da schemi di comportamento egoistici, competitivi, dove vince il più forte, quello che arriva prima e difficilmente trova spazio la solidarietà.

Gesù quindi ci chiede: vuoi essere guarito, vuoi essere salvato, vuoi cambiare vita?

Spesso cerchiamo la guarigione di nostri mali nei luoghi sbagliati, speriamo che qualcuno ci metta nella piscina di Bethesda – ma la guarigione che viene dagli uomini è una guarigione parziale, provvisoria,

la vera guarigione è quella che ci dona il Signore, Gesù non ha bisogno di piscine, la sua Parola ci basta, la sua è una guarigione forte, profonda che ci cambia la vita.

Gesù ci libera dalle nostre sofferenze, dalle nostre schiavitù di cui spesso siamo gli artefici.

Rispondere alla domanda vuoi essere guarito, vuoi essere salvato, non è affatto facile perché la risposta è impegnativa.

Con Gesù i punti di vista cambiano, la nostra vita assume una nuova prospettiva e possiamo guardare al nostro prossimo in modo diverso, insomma Gesù opera un cambiano radicalmente:

da sdraiati su un lettuccio a in piedi pronti a camminare.

“Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”

A cosa deve servire questa guarigione?

A fare la medesima vita di prima?

No di certo! Potremmo ammalarci nuovamente.

“ecco tu sei guarito, non peccare più, che non ti accada di peggio”

Gesù ci chiama ad una vita nuova, il vuoi guarire è la chiamata, la vocazione che ci viene rivolta ogni giorno.

La guarigione, la salvezza sono un dono di Dio, è la sua grazia, “la grazia va vissuta altrimenti non è grazia” dice K. Barth

L’uomo che da 38 anni era ammalato adesso cammina, il Signore può fare cose straordinarie, ci ricordiamo le parole del profeta Isaia: “il lupo abiterà con l’agnello e il leopardo si sdraierà accanto al capretto”.

Adesso, anche noi possiamo prendere il nostro lettuccio, alzarci e camminare, si potrebbe: dire: TU PUOI QUINDI DEVI

Il miracolo Gesù da solo non basta, anche noi dobbiamo fare la nostra parte, il Signore vuole che collaboriamo con lui per un mondo nuovo, diverso.

Spesso indichiamo questo mondo con il termine Regno di Dio – ma il Regno di Dio non significa una vita di angeli nell’aldilà, ma una trasformazione di questa nostra vita nel tempo e nel luogo in cui viviamo.

Lo sappiamo, un giorno il Regno di Dio si manifesterà in modo completo, ma questo futuro deve agire sul nostro presente.

Questo significa che come singoli, come chiese e come Unione battista, dobbiamo intervenire e mobilitarci per cambiare questa società sempre più individualistica, poco solidale e indifferente verso i più deboli.

Questo vuol dire che i credenti si devono “sporcare le mani” con le vicende di questo mondo?

SI’

È necessario intervenire in modo concreto nella nostra società e vivere una vita nuova alla luce dell’Evangelo,

siamo tutti e tutte coscienti delle nostre debolezze, delle nostre poche forze e anche delle nostre contraddizioni, questi nostri limiti non devono scoraggiarci a collaborare al disegno di nuova vita del Signore.

Perché essere credenti non è un’astrazione filosofica o un dato statistico per sapere quanti siamo, ma qualcosa di concreto, così come è stato concreto Gesù nei confronti degli emarginati e dei deboli del suo tempo.

In questo compito, certamente impegnativo, non siamo soli, il Signore ci è vicino e ci guida, così come ha guidato Mosè nel liberare Israele dall’Egitto.

Da un lato abbiamo Gesù che guarisce dalla sofferenza e ridà dignità a quell’uomo, dall’altro il formalismo religioso sul sabato.

L’uomo è malato da 38 anni e un giorno in più di malattia non avrebbe fatto nessuna differenza, eppure Gesù lo guarisce proprio di sabato.

Per gli scribi e i farisei non conta che quella persona è guarita dalle sue sofferenze, ciò che per loro conta sta nel fatto che le regole, i precetti sono stati violati e quindi si deve punire il responsabile, cioè Gesù.

Per Gesù, l’amore verso il prossimo, la liberazione dalla malattia, dalle ingiustizie vengono prima di ogni forma di divieto.

Il legalismo acceca e non fa vedere la grazia che viene dal Signore.

Dobbiamo fare attenzione e anche un po’ di autocritica, anche noi qualche volta siamo stati più attenti a rispettare le regole e i principi teologici e meno attenti a quelle persone che ci dicevano “io non ho nessuno che mi aiuti”.

Quando diventiamo sordi e ciechi davanti ai bisogni di questa umanità, non siamo dei buoni testimoni di Gesù Cristo, ma solo un’organizzazione qualsiasi, non siamo più il sale della terra.

Gesù è venuto a guarirci non solo dalle malattie ma anche e soprattutto dal peccato che è radicato nel cuore umano. questa guarigione non ha nulla di magico o di misterioso, non è necessario essere calati in una piscina, non è necessaria l’acqua,

Gesù vuole guarirci fisicamente e spiritualmente, Gesù vuole l’uomo e la donna  liberi, ci vuole umani cioè attenti  all’umanità sofferente ed emarginata, ci vuole misericordiosi.

L’opera creatrice di Dio non è terminata, e noi siamo chiamati ad essere al suo fianco secondo la vocazione che abbiamo ricevuto.

Il Signore ci chiede di essere donne e uomini nuovi, lo possiamo essere se anche noi rispondiamo positivamente alla domando di Gesù: vuoi guarire?

Amen

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