Figlio di Giuseppe

di Simonetta Angiolillo

Nel corso dei secoli la misoginia è stata quasi istituzionalizzata dalla chiesa e ha portato a considerare le donne come esseri inferiori agli uomini e fonte del male; inoltre il sesso è stato visto come un fattore degradante. E' possibile che questo atteggiamento sia stato la conseguenza della concezione di Maria come eternamente vergine, una figura del tutto estranea al modello proposto dal testo biblico di madre e sposa

Di recente mi è capitato tra le mani il libro di uno storico inglese delle religioni, Geoffrey Parrinder, intitolato Figlio di Giuseppe. Mi ha interessato, ho cominciato a leggerlo e mi è venuto il desiderio di condividerlo con voi, dato anche il periodo di avvento in cui ci troviamo.

     È diffusa nel cristianesimo, in particolare nel cattolicesimo ma non solo, la convinzione che Maria abbia concepito Gesù per mezzo dello Spirito santo e che dunque Giuseppe sia solo una sorta di padre putativo (Infatti è normale sentire ironie sul fatto che la Festa del papà sia dedicata a San Giuseppe). In realtà il concetto del concepimento verginale di Gesù è molto antico ed è presente anche nel Credo (II sec.) che recita

Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra,
e in Gesù Cristo, suo Figlio unigenito, Signore nostro,
il quale fu concepito di Spirito santo,
nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocefisso, morì e fu sepolto.

Quale fondamento biblico ha questa idea? Della natività di Gesù, dei suoi rapporti familiari, dell’annuncio della sua nascita fatto a Maria e a Giuseppe parlano solo Mt e Lc nei due passi che abbiamo letto.  I due racconti sono simili, ma quello di Mt è più chiaro, perché specifica che Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo prima che (lei e Giuseppe) fossero venuti a stare insieme (1, 18) e l’angelo del Signore dice a Giuseppe: ‟Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato viene dallo Spirito santoˮ (1, 20). Quindi la versione di Mt concorda con quella del Credo e sostiene il concepimento verginale di Maria. Lc invece è meno preciso; a Maria che chiede all’angelo come potrà concepire un figlio dal momento che non conosce uomo, l’angelo, risponde: ‟Lo Spirito santo verrà su di te [ma in realtà il testo greco non ha l’articolo determinativo lo davanti a spirito santo, quindi il significato cambia: non si parla dello Spirito Santo, ma di uno spirito santo (πνεῦμα ἅγιον)] e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua … e poi continua  Elisabetta tua parente ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia …ˮ Dunque se a prima vista i due episodi sembrano uguali, li differenzia però la piccola differenza della mancanza dell’articolo davanti a spirito santo, e l’accenno a Elisabetta. Lo stesso spirito che è sceso su Maria ha fatto sì che anche Elisabetta avesse un figlio nella vecchiaia. Il significato è molto diverso da quello del racconto di Mt e, se facciamo una ricerca rapida nella Bibbia, ci accorgiamo che non sono solo Maria ed Elisabetta a ricevere questo aiuto da parte di Dio, anzi i casi di concepimento avvenuti in questo modo sono numerosi, a partire da Eva, che alla nascita di Caino (Gen 4,1) afferma ‟Ho acquistato un uomo con l’aiuto del Signoreˮ, e poi Sara (Isacco), Rebecca (Esaù e Giacobbe), Rachele (Giuseppe e i fratelli)… fino ad arrivare a Elisabetta (Giovanni Battista) e a Maria.

Quindi solo Mt sostiene chiaramente l’idea del concepimento miracoloso di Gesù (‟ciò che in lei è generato viene dallo Spirito santo), la sua è l’unica testimonianza in questo senso in tutto il Nuovo Testamento.  Tutti gli scritti cristiani anteriori a Mt ignorano questo punto e anche Paolo (Rom. 1,4) definisce Gesù ‟Figlio suo (di Dio), nato dalla stirpe di Davide secondo la carneˮ e in Gal. 4,4: ‟.. quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo figlio, nato da donna, nato sotto la legge …ˮ. 

Al contrario troviamo in Lc e nello stesso Mt, che in questo modo si contraddice clamorosamente, un argomento che contrasta decisamente con questa convinzione del concepimento verginale di Maria. Entrambi infatti riportano la genealogia di Gesù; una lettura per noi noiosa e arida, ma estremamente interessante per le comunità cristiane dell’epoca perché dimostrava la natura messianica di Gesù. Le due genealogie differiscono tra di loro, ma, pur nelle differenze concordano su di un punto: sono entrambe per linea paterna e in entrambe la linea passa da Davide e arriva fino a Giuseppe: 

       Mt 1, 1-16. Genealogia di Gesù Cristo , figlio di Davide, figlio di Abraamo. Abraamo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, … Isai generò Davide il re, Davide generò Salomone, … Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo.                                                                                                                           
Gesù quando cominciò a insegnare aveva (Lc 3,23-38)circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, di Eli, … di Davide, …di Set, di Adamo, di Dio

 Cosa significa questo? che Gesù, per essere ‘figlio di Davide’, come è acclamato e chiamato spesso nei Vangeli, deve essere figlio di Giuseppe, perché è Giuseppe, non Maria a essere inserito nella discendenza di Davide. Nato da Giuseppe, in modo naturale come qualsiasi altro bambino, non in modo miracoloso per effetto dello Spirito santo.

Dopo Mt, che, come abbiamo visto, è l’unico responsabile della diffusione dell’idea del concepimento verginale, questa cominciò ad affermarsi sempre più, anche se per secoli continuarono a esistere gruppi che la respingevano, soprattutto tra i cristiani di origine giudaica.   

Parallelamente alla idea del concepimento miracoloso si afferma quella della verginità perpetua di Maria. In questo caso le smentite nei testi biblici sono numerose e sono costituite da tutti i numerosi riferimenti ai fratelli di Gesù. Il passo più completo è proprio di Mt (13, 55-56): Gesù recatosi a Nazaret si mette a parlare in sinagoga e la gente che lo ascolta si stupisce e si chiede ‟Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? e le sue sorelle non sono tutte tra di noi?ˮ: 4 fratelli e almeno due sorelle delle quali Mt non dà i nomi. Per risolvere la contraddizione tra l’idea della verginità di Maria e la menzione di altri figli, nei primi secoli del cristianesimo si tentarono varie strade, da quella di Tertulliano ( II sec.) che, basandosi sulla testimonianza di Lc 2,7 (‟Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenitoˮ) ritiene che i fratelli siano tutti nati dopo Gesù, a Girolamo, che nel IV ritiene che siano cugini, non fratelli, forzando il significato del termine adelphòs, o a Epifanio che pensa siano figli nati da un precedente matrimonio di Giuseppe.

In realtà, come abbiamo visto, nel NT non c’è nulla che autorizzi a credere alla verginità di Maria; nonostante ciò questa idea va sempre più affermandosi col tempo fino a prevalere anche nelle formulazioni dei concili (v. Credo). Parallelamente comincia un ricco fiorire di racconti fantasiosi sulla ‘sacra famiglia’ e sulla ‘vergine Maria’, racconti che sono stati ritenuti ‘apocrifi’, non autentici, e perciò non inseriti nel canone del NT. Uno dei più antichi e seguiti è quello dello Pseudo-Giacomo, che racconta con abbondanza di aneddoti miracolosi la storia di Maria, che questo autore considera della stirpe di Davide, contrariamente a quanto è scritto nei testi biblici canonici. Lo Pseudo-Giacomo narra della sua prima infanzia: che a sei mesi fece 7 passi; che a 3 anni viveva e danzava nel Tempio ed era nutrita da un angelo (racconto assolutamente non realistico perché le donne non erano ammesse nemmeno nel cortile interno del tempio). E narra come a 12 anni fu scelto il suo sposo: furono convocati nel tempio tutti i vedovi e tutti dovevano portare un bastone; da quello di Giuseppe sbocciò un fiore, ed egli fu prescelto perché prendesse in custodia la ‘vergine del Signore’, nonostante le sue rimostranze perché era vecchio e aveva già dei figli. Dopo 4 anni ci fu l’annunciazione e Maria rimase incinta; Giuseppe si rimproverò di non averla protetta bene, ma un angelo gli garantì che ‟quello che è in lei proviene dallo Spirito santoˮ. Ma i sacerdoti accusarono Giuseppe di aver abusato di Maria e sottoposero entrambi a un giudizio di Dio, dal quale uscirono indenni, quindi furono dichiarati innocenti. L’interesse principale dell’autore di questo testo è la glorificazione di Maria come vergine perpetua.

A partire dallo Pseudo-Giacomo e da altri apocrifi ricchi di narrazioni fantasiose e non realistiche comincia la venerazione di Maria, il culto in suo onore e la contemporanea marginalizzazione della figura di Giuseppe. Questa venerazione per Maria, a partire dal V sec., in parte è stata spiegata con l’ingresso nella chiesa di masse pagane, a seguito della fine delle persecuzioni e della proclamazione del cristianesimo come religione di Stato. Questa forte presenza pagana portò alla cristianizzazione dei culti di dee pagane come Diana e Cibele, perché, come spiega Carl Gustav Jung, lo psicanalista, la maggior parte delle religioni ha bisogno di una dea.

Il fatto che Maria sia stata elevata al di sopra di tutti gli esseri umani apparentemente costituisce un ribaltamento del pregiudizio sessista contro le donne e sembra una compensazione delle opinioni sulla condizione inferiore della donna. Maria è infatti spesso considerata un rifugio, più misericordiosa del figlio, giudice severo, le si chiede di intercedere (chiesa di Cuzco, in Perù: “Venite a Maria voi tutti che siete affaticati e oppressi” – cfr. Mt 11, 28). Ma la mariologia, con il concepimento verginale e la verginità perpetua, fu elaborata non da donne, bensì da uomini celibi che avevano fatto voto di castità, e non contribuisce a ristabilire una giusta considerazione della donna: infatti, apparentemente la mariologia pretendeva di porre l’accento sulla grandezza di Maria, una donna, ma questa esaltazione si basava sulla negazione di una normale vita di coppia; la verginità era considerata più importante della maternità e ugualmente per l’uomo il celibato veniva considerato più importante del matrimonio. I rapporti sessuali vennero negati, o tollerati solo al fine della procreazione: dunque si elevava sì la donna, Maria, ma negandole una vita piena. Quella vita piena che la Bibbia non condanna in nessuna sua parte; al contrario, quello che emerge dalla lettura della Bibbia è che matrimonio e rapporti sessuali sono considerati benedizioni del cielo:

– creazione (Gen 2,24): “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne”

-ripreso da Gesù (Mc 10, 8)

E nella Bibbia Maria non è l’eterna vergine, come era Athena nella religione greca e romana; la sua è una figura più realistica e naturale: è sposa e madre di numerosa prole (5 maschi e almeno due figlie).

È importante sottolineare che accettare o meno l’idea del concepimento verginale o della verginità perpetua di Maria non è solo argomento di disputa teologica, perché dalle differenti posizioni discendono prospettive differenti.  In primo luogo, secondo il teologo anglicano John Macquarrie, se accettiamo queste tesi, se accettiamo che Gesù sia stato concepito e sia nato in un modo assolutamente unico, lo separiamo dal resto dell’umanità al punto che i suoi insegnamenti diventano inutilizzabili per noi, perché il loro livello è troppo alto per l’uomo, è un livello irraggiungibile, e quindi Gesù finirebbe per non aver nulla da dire all’uomo impegnato nella ricerca della salvezza.

E poi l’idea del concepimento verginale o della verginità perpetua di Maria appartiene alla teologia post-biblica, si afferma cioè in un periodo in cui il celibato era considerato una forma di vita superiore al matrimonio, come abbiamo già detto. L’abbiamo visto, queste teorie di rinuncia al mondo e di negazione della sessualità sono in netto contrasto con le testimonianze bibliche; anzi, il modello che presenta il NT è quello della ricchezza della vita familiare benedetta da Dio (madre, padre e figli) non certo quello di una vita ascetica.

La riflessione finale di Parrinder è che nel corso dei secoli la misoginia è stata quasi istituzionalizzata dalla chiesa e ha portato a considerare le donne come esseri inferiori agli uomini e fonte del male; inoltre il sesso è stato visto come un fattore degradante. E che è possibile che questo atteggiamento sia stato la conseguenza della concezione di Maria come eternamente vergine, una figura del tutto estranea al modello proposto dal testo biblico di madre e sposa.

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