Chi avrà trovato la sua vita la perderà

di SANDRO LANDUCCI

34 Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. 35 Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; 36 e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua. 37 Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. 38 Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Mt 10:34-39.

 

Questo passo mi ha sempre colpito come un po’ scandaloso e in contrasto col tono generale del nuovo testamento. Perché?

Perché forse siamo più abituati a leggere dell’agnello, della mansuetudine, della debolezza, del porgere l’altra guancia, del Principe della Pace: e qui sembra che parli un inedito Gesù violento, addirittura fomentatore di discordia.

Qual è allora la spada che il Signore porta nel mondo, con le discordie che genera? Credo che questa spada che Gesù dice di portare nel mondo si trovi proprio in alcuni testi che precedono questi versetti strani: Il discorso della montagna, una serie di miracoli che testimoniano dell’arrivo del Regno e la chiamata al discepolato che li segue nel vangelo di Matteo. Dopo questi testi, incontriamo il passo della spada.

Che cosa indica dunque questo testo? Io credo proprio questo: che la Buona Novella del Regno che viene, sintetizzato nel Discorso della Montagna e la chiamata al discepolato, alla sequela, al diventare Testimoni del Dio Vivente in Cristo Crocifisso e Risuscitato siano due modi in cui Cristo porta la spada nel mondo.

Dunque, la prima dimensione è nel contenuto del Messaggio: la seconda nelle implicazioni pratiche, esistenziali che la ricezione di quel Messaggio comporta per chi lo accetta.  

La prima si collega dunque al contenuto del discorso della montagna;  sottolinea la radicale alterità di quanto Gesù dice rispetto al buon senso, alla rispettabilità, all’ordine delle cose presenti, allo stare e voler essere lasciati in pace che sono altrettante regole di questo mondo; esprimendosi in contrapposizione ad essi, quel discorso condanna  i valori  di questo mondo  come espressione del male, del peccato dell’uomo: del suo voltare la faccia al Dio che lo chiama dalla Croce e che gli chiede di guardare alla Croce come senso della vita e della storia.  E il Dio vivente, il Signore che pronuncia e realizza questa parola esprime la sua Signoria nel servizio, nella prossimità, nella compassione, nell’amore gratuito e incondizionato che è, insieme, distruzione dei poteri e delle forze di questo mondo: autorità, prestigio, successo, denaro, sapienza, orgoglio, soddisfazione di sé. È una signoria che dunque respinge la vittoria e il dominio sul mondo secondo i valori del mondo come tentazioni diaboliche, come forme del Peccato (V. Mt 4). Che chiama a sé i poveri, gli afflitti, i perseguitati. quelli senza risorse e senza difese e, gratuitamente, per la sua sola Grazia, li dichiara eredi del Regno dei cieli e liberi cittadini della Gerusalemme celeste. E chiama tutti al ravvedimento e alla conversione tagliando con la spada, dunque separando nettamente, la Parola di Dio che libera e redime dal peccato da una parte, le potenze e i valori del mondo segnato dal Peccato dall’altra.

Questa dimensione di chiamata, di appello e di vocazione esprime poi il secondo senso in cui Gesù porta la spada nel mondo: il secondo taglio della spada, se  la spada è  quell’arma che ha due tagli.

Infatti, quella Parola che si contrappone al mondo non è solo una descrizione di cose che accadranno indipendentemente da noi, dagli uomini e dalle donne, di esterno alla nostra storia: anzi si presenta a noi uomini e donne come una promessa e ci chiede di prendere posizione, di scegliere rispetto ad essa nella storia, qui e ora.

Possiamo vivere come se quella promessa non esistesse, non valesse niente, non avesse senso. Che senso può avere un Dio impotente che muore sulla forca? Come può chiedere di essere riconosciuto come Dio? Il mondo è dominato dalla potenza; il debole è destinato a soccombere; per stare bene nel mondo bisogna possedere ricchezze, risorse e avere amici ricchi e potenti: bisogna farsi una posizione: tanto più alta, tanto meglio. E se c’è un Dio, bisogna che sia un Dio che ci aiuti ad accumulare questa forza e questi beni: allora ha senso adorarlo, per trarne vantaggio.

Oppure possiamo compromettere la promessa di Dio con le forze di questo mondo e diventare un accettabile e rispettabile cristianesimo, che s’illude di mediare tra l’Evangelo di Cristo e la Potenza del mondo; e che, compromettendosi, si inchina alle potenze mondane e le giustifica, magari rinviando in un aldilà immaginario il superamento delle sofferenze, dei torti, delle ingiustizie presenti nell’aldiquà reale. Solo che questo compromesso, per quanto umanamente ragionevole, è impossibile se la Parola del Dio Vivente e le forze del Mondo sono separate da un taglio di spada: non si può stare in mezzo; e quello che sembra un ragionevole compromesso si rivela solo un cedimento alla Tentazione e al Peccato.

Infine, possiamo accettare quella promessa come Parola vivente di Dio, che si è fatta Carne è ha creato Nuovi Cieli, Nuova Terra e Nuovi uomini e Donne. Quale destino ci aspetta se compiamo questa scelta? o meglio, quali conseguenze reali ha una reale accettazione di questa promessa?  Non certo di diventare appartenenti a un certo gruppo, a una certa categoria segnata da una certa denominazione, o da una certa cultura, mentre la nostra vita resta uguale a prima.

No. Se l’accettiamo davvero, se riconosciamo Cristo come Nostro Signore e Salvatore, se, tramite il Battesimo e per l’azione dello Spirito santo davvero rinasciamo a nuova vita, allora la spada separa i Testimoni dell’evangelo dal mondo: dai bisogni, dagli interessi e dai vincoli del mondo (e i vincoli del sangue, tra padre e figlio, madre e figlia sono i primi esempi che il testo di Matteo ci propone): questi vengono drasticamente a perdere di valore per chi voglia testimoniare dell’Evangelo: perché è l’universalità del comandamento dell’amore gratuito indicato dalla Croce a prendere tutto il valore. La parola del Dio vivente sovverte e trasforma radicalmente le priorità e i modi di vita: si tratta di una trasformazione che incide su tutti gli aspetti dell’esistenza: e la spada indica qui che il Credente, come inviato dal Regno di Dio nel mondo, dovrà affrontare scelte difficili, conflitti e contrasti, la cui forza e drammaticità misura la distanza tra la realtà del mondo dominato dal Peccato e la Realtà del Regno di Dio che il Credente è chiamato a testimoniare.  Questi conflitti saranno sia esterni, col mondo, sia interni alla coscienza del credente; infatti, questi, restando nel mondo, resta esposto alla tentazione e al peccato: e però ne è anche liberato e riconciliato con Dio dalla Grazia vivificante del crocifisso risorto, dalla promessa che ha accettato.  Dunque, in questo passo del Vangelo di Matteo Gesù pone sotto la minaccia della spada sia il messaggio evangelico, sia il destino del credente: non per un’impossibile apologia della violenza o per idealizzare una fanatica disposizione al martirio; ma per richiamare la nostra responsabilità al senso profondo e radicale del Regno di Dio che viene e che è tanto la nostra Speranza quanto il nostro impegno, individuale e collettivo, di credenti. Amen.

Condividi questa pagina con i tuoi contatti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *